31mar/110

San Cristoforo e il marabù

marabùGiorni addietro, prima del telegiornale delle 13:30, con le immancabili terribili notizie – di fame, guerre, disgrazie varie, preannunci di disastri climatici e di follie scientifiche, morti ammazzati e chi più ne ha più ne metta –, la giornata me l’ha avvelenata il quotidiano che leggo a metà mattina sorbendo il caffé nel bar sottocasa: un barcone, una cosiddetta “carretta di mare”, stavolta, partita con 207 poveri disgraziati -per lo più maghrebini- era arrivata sulla nostra costa siciliana con soli 204 derelitti, avendone perduti tre …per via.  Orribile dictu: uno dei disperati, un padre, s’era annegato abbracciato ai suoi due figliolini, uno di tre e l’altro di cinque anni, morti di stenti l’uno dopo l’altro. Un compagno di sventura, richiesto, aveva legato i due bimbi al petto dello straziato padre che li teneva stretti fra le braccia.

Oltre al cibo del pranzo, di lì a poco ingerito di malavoglia, …non digerii la notizia.  E fino a ieri ho avuto le viscere attanagliate dalla pena e la mente attorcigliata dalla penosa domanda di Gesù Cristo sulla Croce: Padre perché ci abbandoni?!

Orsuvvìa, stamattina, molto presto, ancora fra il sonno e la veglia, un cugino acquisito di mia sorella, un certo Cesare, maresciallo di P.S. – una persona tanto buona, ch’io ho sempre visto con le sembianze di un Angelo-, credo mi abbia telefonato per dirmi: Stia tranquillo, signor Gaetano, ché quei tre disgraziati  maghrebini – quel povero padre che sembrava si fosse annegato coi due figlioletti- s’è appreso che si sono, invece, miracolosamente salvati; i due bambini anche, giacché erano solo svenuti. Salvataggio portentoso…, per non dire storia incredibile -e, infatti, a parte me che la credo vera, i colleghi e i giornalisti reputano, piuttosto, che sia una grossolana bugia riferita dallo scafista lestofante per diminuire la sua responsabilità-, ma io so che lei crede ai miracoli e, dunque,  gliela racconto….

Tanto mi par di ricordare bene. Il resto – le modalità del salvataggio, intendo – mi sovviene suppergiù così come, di seguito, Vi riferisco. Per migliore intelligenza di quanto, gioiosamente stupefatto, sto per trasmetterVi, premetto che, mentre dei tre miracolati nulla si sa e si dice (probabilmente per non poterli rintracciare e rimpatriare, frustrando le loro speranze di una vita migliore), di San Cristoforo e del marabù intervenuti per operare il salvataggio si sa -ma val la pena di ricordarlo- che il primo, pagano siriano o palestinese, era un uomo gigantesco di nome  Reprobus e che, convertito dal vescovo antiocheno Babila, venne da questi ribattezzato col nome di Cristoforo, avendo egli portato sulle spalle, da una riva all’altra del mare, o di un profondo e vasto corso d’acqua, un bambino …pesantissimo: il Cristo, “colui che porta il mondo, il Creatore del cielo e della terra” e che per quella meritoria titanica impresa, nel Medioevo, venne incluso nella lista dei santi ausiliatori;  del secondo, che il Marabù d’Africa, o crumenifero, ha un’apertura alare di ben tre metri, ha la testa nuda, piume cineree e morbide, ali e coda grigio-ardesia con riflessi verdi, gigantesco becco cuneiforme  e che si ciba di carogne, per cui anche si vede l’uccellaccio nelle discariche d’immondizia.

Ordunque, il barcone coi disperati arrancava faticosamente per via del mare grosso, quasi non ce la faceva più a vincere i marosi irosi e la tragedia incombeva plumbea e stava per scatenarsi insieme alla tempesta, per cui un marabù, immondo, …pregustando prossimi cadaveri, rallentando il suo volo, si teneva pronto a planare e a ghermire. Nel mentre, due braccia nerborute di un valente nuotatore  -probabilmente quelle del gigantesco San Cristoforo-, però, sospingevano la barcaccia tenendola anche in qualche modo in equilibrio. Raffiche violente, lampi accecanti e tuoni terebranti, quand’ecco, all’improvviso, il mare si placa, il fortunale si blocca e si fa un terribile silenzio: un uomo stralunato, il viso bianco di salsedine si erge, barcollando, dal mucchio degli accasciati compagni di sventura, tenendo stretti al petto due pargoli immoti; un altro poveruomo gli lega le braccia al torace cosicché queste, neanche vinte, possano lasciare cadere e abbandonare i fanciulli…. A quel punto, San Cristoforo –era proprio Lui!-, la barba scarruffata, lascia la barca e, prevedendo il tuffo mortale, tende le braccia misericordiose per accogliere il nuovo fardello dei povericristi: ecco fatto! I tre non affondano, sono salvi, ma fino a quando?  Il povero Santo, …non più nel fiore degli anni e col fisico alquanto acciaccato dal martirio subito sotto Decio imperatore, teme…, sa che non può farcela da solo a reggerli tutti e tre fino al salvamento in terra e così alza il volto al cielo e non avvistando angeli ed anzi vedendo quel brutto ceffo del marabù, non essendo …“lombrosiano” e fidando nel dono di Dio dell’altruismo, pare che così l’abbia apostrofato:

- “Murbit, per l’amore di Gesù e Maria, che anche rinsalda la fratellanza fra te musulmano e me cristiano, per la pietà universale verso le creature sfortunate e gli indifesi cuccioli d’uomo o d’animale, soccorri il bimbo più grandicello, il Dio unico ti ricompenserà della tua bontà, spandendo la sua benevolenza su di te e sui tuoi pulcini; …fai presto ché non ce la faccio più a reggerli…”.
- “Cristoforo santo, per la verità io sto volando verso Napoli dove al momento c’è il più grande accumulo di mondezza e, dunque, avrei da fare e non avrei tempo da perdere…. Insisti? Sono brutto e faccio un brutto mestiere, ma proprio per questo – ritengo, per l’attrazione dei contrari –  amo il bello e dappoicchè giudico il bello anche buono…”.
-“Ma che fai? Marabù, filosofeggi?! Vieni subito giù che sto per annegarmi non avendo le mani libere! Vedrai che i tuoi compaesani, quando sapranno della tua bell’azione, della tua buona condotta, non ti disprezzeranno più e, magari, quando sarà, fra cent’anni, sulle tue monde… sante spoglie edificheranno un …marabutto brillante di bianca calce”.

Il buon marabù venne giù con un gran tuffo e, reggendo col robusto becco il bambino più grande, andando di conserva, volò su San Cristoforo che portava, sulle spalle, il padre e il figlio più piccolo: fino a riva, a terra….

…Terra – concludo -, dove “l’inquinamento” più deleterio non viene solo dall’accumulo dell’immondizia, ma soprattutto dai sozzi sofismi nauseabondi;  per cui, ad ogni buon conto, ora che s’è fatto giorno pieno, non mi sogno neanche, onde non turbare la temperie,  di telefonare al buon Cesare per aver conferma della telefonata.

Gaetano Mustica

Inserito da Maria Ausilia Gulino - 270 letture -

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